Il fascicolo intitolato “50 testi x 50 artisti”, pubblicato da Juliet Editrice come supplemento al numero 230 della rivista Juliet, rappresenta una testimonianza della scrittura di Roberto Vidali, direttore editoriale della rivista. Questo progetto editoriale si basa su una rielaborazione di testi pubblicati tra il 1980 e il 2025, tutti rivisitati per conferire coerenza e attualità a spunti che altrimenti sarebbero rimasti frammenti.
La scrittura di Vidali, definita proteiforme, ha avuto inizio nel 1975 con la stesura di schede ciclostilate per le mostre organizzate dal Centro La Cappella Underground di Trieste. Questa modalità di rielaborazione non è da interpretare come un segno di immaturità, ma come una ricerca costante e un’attenzione alla diversità espressiva.
Un approccio non filologico alla scrittura
Il risultato del progetto “50 testi x 50 artisti” non si presenta come un’opera filologica. L’approccio adottato privilegia il suono della parola in relazione alla potenzialità espressiva dell’immagine, accettando la possibilità di una rielaborazione basata su una volontà deformante o pseudo-dialettale. La scelta di integrare note a piè di pagina rende la lettura un percorso su binari paralleli, con l’intento di rappresentare la concatenazione delle frasi come una valanga inarrestabile, piuttosto che un mero manierismo.
Tutti i testi sono stati integrati, rielaborati e in parte riscritti, trasformandosi in un flusso coerente. Le ridondanze o ripetizioni presenti nelle stesure originarie, che avrebbero potuto generare squilibri o equivoci, sono state eliminate. Se gli autori originali hanno fornito la base, il pensiero di Vidali ha plasmato il risultato finale, che talvolta si rivela “ingombrante”. Le note a piè di pagina non sono semplici indicazioni bibliografiche, ma costituiscono un testo parallelo che completa la traccia principale.
Artisti e testi: un percorso tra inediti e revisioni
Il primo testo del fascicolo è dedicato a Jannis Kounellis e funge da inquadramento storico per i successivi quarantanove. La sua versione originale fu pubblicata nel numero zero della rivista Juliet nel dicembre 1980; la stesura definitiva proposta nel supplemento è stata ampliata, raggiungendo una lunghezza almeno quintupla rispetto all’originale. Gli ultimi tre testi, focalizzati sul lavoro di Antonio Serrapica, Bonomo Faita e Ismaele Nones, sono invece inediti.
Tra gli artisti che hanno ispirato le riflessioni di Vidali e che sono presenti nel volume, figurano nomi come Ernesto Jannini, Annamaria Iodice, Claudio Massini, Jean-Frédéric Schnyder, Cherie Samba, Julio Galán, Enrico T. De Paris, Antonio Sofianopulo, Milan Kunc e Aldo Damioli. Alcune delle opere menzionate nel contesto dei testi includono “Triglav s kravo” (2008) di Živko Marušič, “Il Pesce, il Sole e la Luna” (1977) di Ernesto Jannini, “Chromosoma” (2005) di Enrico T. De Paris e “Gymnopedie” (2025) di Antonio Sofianopulo.
La postfazione, curata da Gabriele Perretta, è descritta come godibile ed efficace, ma spiega solo in parte la complessità del pensiero di Roberto Vidali. Il suo lavoro di divulgazione dell’arte contemporanea, inclusa questa pubblicazione, è il frutto di un’indole creativa, quasi letteraria, che non si limita a una critica tradizionale.
